Conviviale Interclub del Gruppo Visconteo – Rotary Club di Magenta “Lo scenario economico e l’attuale congiuntura: quali opportunità per l’area milanese” Milano, 26 gennaio 2010, ore 20.00 Intervento di Antonio Colombo Direttore Generale Assolombarda
Volendo definire con una parola la situazione congiunturale dal punto di vista economico, potremmo dire AGRODOLCE.

Antonio Colombo durante la sua conferenza alla Interclub del RC Magenta
AGRO
Agro, perché stiamo cominciando a uscire lentamente da un periodo di crisi profonda, di cui sconteremo gli effetti ancora a lungo. La crisi economica è quella in cui è precipitato il mondo ad ottobre 2008: la più grave dal 1929. E l’Italia non ha fatto eccezione: nel 2009 la ricchezza prodotta nel nostro Paese è scesa del 4,7%. Il 2009 è stato un anno critico per tutte le economie principali: il Pil dell’Area Euro è sceso del 3,9%, quello degli Stati Uniti del 2,5. E tra i paesi europei il calo per la Germania dovrebbe essere addirittura del 5%. Fortunatamente, oggi tutti gli osservatori economici concordano sul fatto che il peggio della crisi è alle spalle, ma la ripresa nel 2010 si prefigura lenta e sofferta per tutte le principali economie avanzate. In particolare, per il 2010 le ultime previsioni del Centro Studi Confindustria stimano un modesto +1,1% di PIL per l’Italia e un +1,4% per l’Area Euro. La crisi economica è testimoniata anche dai risultati delle singole aziende: secondo Banca d’Italia, tra ottobre 2008 e marzo 2009 (i 6 mesi più intensi della crisi) in Italia il fatturato è diminuito in media di quasi il 20% nelle imprese industriali e del 14% nelle imprese del terziario. L’industria è stata più penalizzata rispetto ai servizi, perché le imprese manifatturiere sono più aperte ai mercati esteri e, quindi, sono state più colpite dal crollo della domanda internazionale.
AMARO
L’agro di questo scenario sfiora l’amaro di fronte al fatto che da troppo tempo l’intero sistema economico italiano è penalizzato da nodi strutturali mai affrontati. Mi riferisco all’eccesso di burocrazia, alla carenza di infrastrutture, all’instabilità del quadro normativo, alle lentezze della giustizia, alla spesa pubblica improduttiva. Se questi nodi fossero sciolti potrebbero liberare potenzialità notevoli per il Paese e per le imprese. E per la Pubblica Amministrazione si tratterebbe di riforme a costo zero: a parità di risorse, un’organizzazione più efficiente ed efficace dell’attività della P.A: concorrerebbe a creare un contesto più favorevole per la produttività dell’intero sistema economico, con ricadute estremamente positive anche sul sistema produttivo.
DOLCE
Fortunatamente, a tutto questo agro si accompagna qualche interessante nota di dolce. Il sistema produttivo italiano è più forte e competitivo di quanto siamo portati a credere: anche l’Italia oggi sta soffrendo a causa della crisi, ma nel recupero potrà contare sull’efficienza e sulla competitività del proprio sistema produttivo. Alcuni economisti parlano di un “caleidoscopio” di nicchie di mercato in cui le imprese italiane eccellono a livello globale. Prendiamo in considerazione i prodotti scambiati sui mercati internazionali e l’ultimo anno per cui sono disponibili i dati, cioè il 2007: l’Italia ha scambiato più di 5.500 tipi diversi di prodotti e il nostro Paese è risultato:
- tra i primi 3 paesi esportatori in più di 1.000 nicchie;
- il secondo dopo la sola Germania, se consideriamo l’export per numero di abitanti;
- più avanti di Paesi “grandi esportatori” come la Francia e la Corea del Sud.
In queste mille nicchie si esplica la forza del nostro Made in Italy: un sistema di 4,5 milioni di imprese prevalentemente piccole e piccolissime che sanno essere estremamente flessibili, che diversificano e si specializzano, ricercando creatività, innovazione, qualità e design. La nostra eccellenza sui mercati esteri si concentra sui settori Alimentare, Abbigliamento-moda, Arredo-casa e Automazione-meccanica-gomma-plastica (cosiddetta 4A), ma sono ugualmente importanti altri comparti, come la metallurgia, la carta e la chimica-farmaceutica. Anche ricerche recenti di Banca d’Italia hanno messo in luce che tra il 2000 e il 2006 quasi la metà delle imprese dell’industria e dei servizi ha avviato un processo di ristrutturazione per migliorare la propria competitività, soprattutto nell’industria manifatturiera e nelle imprese del Nord-Ovest. Un altro elemento dolce per l’economia italiana è la tenuta espressa in questi mesi di crisi in termini di mercato del lavoro: il tasso di disoccupazione in Italia è, sì, salito a novembre 2009 all’8,3% (dato destagionalizzato) contro il 7,1% di un anno prima, ma nell’Area Euro l’incremento è stato ben più sensibile, dall’8,0% al 10,0%; negli Stati Uniti la disoccupazione nello stesso periodo è passata addirittura dal 6,8% al 10,0%. La nostra tenuta è certamente stata resa possibile dal sistema degli ammortizzatori sociali, a cui le imprese hanno fatto ampiamente ricorso nell’ultimo anno per far fronte all’emergenza della crisi senza compromettere il capitale umano.
| LA SITUAZIONE ECONOMICA NELL’AREA MILANESE |
Le ripercussioni della crisi hanno investito anche le imprese milanesi, ma le rilevazioni congiunturali svolte da Assolombarda sulle imprese del territorio milanese confermano che la parte peggiore della crisi dovrebbe essere superata. Il clima di fiducia delle imprese, sia del manifatturiero, sia del terziario, ha toccato il punto più basso a cavallo tra il 2008 e il 2009 e nel 2009 è risalito, anche se gradualmente. E il territorio milanese e lombardo è particolarmente vivace in termini di processi di ristrutturazione delle imprese.
Uno studio condotto da Assolombarda con l’Università Bocconi nel 2008 per indagare le mosse strategiche messe in atto dalle aziende ha evidenziato una continua tensione alla crescita e un attento utilizzo di una pluralità di strategie da parte delle imprese. Quanto all’andamento dell’occupazione, l’utilizzo della Cassa Integrazione è risultato intenso anche nell’area milanese, dove nel 2009 sono state autorizzate per la CIG Ordinaria 27,5 milioni di ore (contro 2,1 milioni di ore nel 2008) e per la CIG Straordinaria 30,7 milioni (5,7 milioni di ore).
| MAGENTINO, ABBIATENSE, RHODENSE: UNA FOTOGRAFIA |
Anche la realtà economico-territoriale del MAGENTINO-ABBIATENSE, nelle sue dimensioni più circoscritte, può essere descritta a tinte agrodolci. Dal punto di vista economico e territoriale, la zona è caratterizzata da:
- un tessuto produttivo costituito per lo più da piccole e medie imprese;
- una specializzazione produttiva nei settori industriali, con particolare riferimento all’attività metalmeccanica;
- flussi consistenti di pendolarismo verso Milano città e relazioni rilevanti con i sistemi locali del lavoro del Vigevanese.
Inoltre, l’area presenta alcuni elementi di debolezza e problematicità, come:
- il saldo negativo tra nuove assunzioni e cessazioni dal bacino degli occupati;
- una capacità debole di assorbimento della forza lavoro femminile e di quella in età matura;
- una forte mobilità e instabilità del mercato del lavoro, imputabile a una quota elevata di occupazione operaia e industriale, ai processi di ristrutturazione e alla domanda di lavoro dei settori del terziario.
Eppure, in prospettiva alcuni elementi di debolezza di quest’area potrebbero acquisire una valenza positiva, come:
- la piccola dimensione delle imprese, perché:
- rappresenta di per sé un fattore di flessibilità, con capacità di adattamento più forti ai mutamenti dello scenario esterno;
- in diversi casi è frutto di un processo di evoluzione e crescita da realtà artigiane, e quindi è segno di vitalità economica, oltre che della presenza di capacità imprenditoriali diffuse;
- il fatto che i prezzi dei terreni della zona sono inferiori a quelli di altre aree a pari distanza da Milano, e questo con un potenziamento delle infrastrutture in vista.
Inoltre, l‘attivazione dell’Alta Velocità Torino-Milano e il potenziamento dei collegamenti ferroviari e stradali per Malpensa consolidano le basi perché i territori della macroarea Torino-Milano di cui il Magentino-Abbiatense fa parte si sviluppino come nodi di primo livello anche dal punto di vista delle possibilità di un rilancio economico. Il MAGENTINO, in particolare, può contare su due ulteriori punti di forza, quello infrastrutturale e quello ambientale. Dal punto di vista delle infrastrutture, negli ultimi due anni, il territorio del Magentino ha visto aumentare notevolmente la sua accessibilità: l’apertura della superstrada Malpensa-Boffalora nel marzo 2008 consente infatti collegamenti rapidi e veloci con l’aeroporto.
Inoltre, è auspicabile che:
- l’attivazione completa della linea di alta velocità ferroviaria Milano-Torino avvenuta lo scorso dicembre sia la premessa per un miglioramento dei servizi di tipo regionale sulla linea storica, attraverso nuovi investimenti sul servizio ferroviario regionale;
- sia prolungata verso sud la superstrada Malpensa-Boffalora, in modo da alleggerire l’attuale tangenziale ovest di Milano. Auspichiamo che vengano sciolti presto i nodi che ancora permangono in merito a quest’opera rispetto al reperimento delle risorse pubbliche mancanti.
Dal punto di vista dell’ambiente, poi, grazie alla sua collocazione a ridosso del Parco del Ticino, il Magentino offre tuttora una qualità ambientale elevata.
Queste positività suggeriscono di cogliere l’opportunità dell’Expo come occasione per ripensare il ruolo del Magentino all’interno della sua macorarea di riferimento e trovare idee e progetti attorno ai quali strutturare nuovi percorsi di crescita e sviluppo facendo proprio leva sulla combinazione infrastrutture-ambiente.
Più vicino nel tempo, il Piano di Governo del Territorio del Comune di Magenta, ora in fase di adozione, è un altro strumento da utilizzare sfruttando al meglio i punti di forza di cui l’area dispone per progettare un futuro che li valorizzi al massimo. La stessa Assolombarda ha seguito attentamente ogni fase dell’iter del Piano e ha fornito contributi che vanno proprio in questa direzione.[è prevista la presenza all’incontro del Sindaco di Magenta, Luca del Gobbo]. Il RHODENSE, a sua volta, sta registrando un cambiamento a ritmo sempre più sostenuto tanto del tessuto economico quanto della sua vocazione nel contesto più ampio dell’area milanese, soprattutto in virtù di tre fattori. Da un lato, la presenza della nuova Fiera di Milano e delle opere infrastrutturali connesse. Dall’altro, la scelta di questa localizzazione come sede per l’Expo. Dall’altro ancora, l’istituzione della vicina provincia di Monza e Brianza. Dunque, l’area del Rhodense sta vivendo un cambiamento epocale: perché possa diventare un’opportunità di sviluppo, questo processo dev’essere sostenuto da un governo attento del territorio e da una cooperazione rafforzata tra i diversi attori presenti a livello locale.

Alcuni soci del RC Bollate Nirone
Anche in questo caso, il Piano di Governo del Territorio (in fase di adozione come quello di Magenta) può giocare un ruolo chiave. E anche in questo caso Assolombarda ha fornito un suo contributo, nel solco di una continuità di rapporti con il Comune animata da sempre da un concreto, reciproco spirito di collaborazione.
Anche per il Rhodense un fattore cruciale saranno le infrastrutture, con un orizzonte temporale al 2015. È per questa scadenza, infatti, che sono previsti:
- il potenziamento ferroviario tra Rho e Gallarate, comprensivo del raccordo per Malpensa, che migliorerà la dotazione stradale del Rhodense e potenzierà l’accessibilità dal Magentino verso Malpensa;
- il completamento della superstrada Rho-Monza, che migliorerà i flussi di trasporto su gomma del Rhodense e favorirà l’accessibilità dal Magentino verso la Brianza.
| ASSOLOMBARDA SUL TERRITORIO. Per la sua connotazione territoriale, Assolombarda promuove lo sviluppo delle variabili che determinano la competitività dell’ambito locale e la sua capacità di attrarre investimenti. Per questo, dialoga e collabora con gli interlocutori attivi nell’area milanese, a partire dalle istituzioni e dagli attori pubblici locali, e promuove politiche che consentano uno sviluppo equilibrato dei fattori economici, sociali, territoriali e ambientali. In particolare, l’Associazione si è dotata di un’Organizzazione Zonale per presidiare adeguatamente il territorio su cui sono distribuite le imprese associate (2.700 circa sono localizzate nel comune di Milano, mentre le altre sono distribuite negli altri comuni della provincia di Milano, oltre che in quelle di Lodi e di Monza e Brianza). Ognuna delle 6 Zone di cui si compone questo organismo (Milano Città, Est, Sud, Ovest, Nord e Monza e Brianza) raggruppa tutte le aziende associate sul relativo territorio. L’Organizzazione Zonale rafforza il radicamento dell’Associazione sul territorio di competenza, garantisce una forte connessione con istanze emergenti dal livello locale e mantiene un presidio costante delle esigenze delle imprese associate, con un’attenzione particolare per quelle più piccole. Sia attraverso l’Organizzazione zonale che attraverso la propria struttura, Assolombarda: |
- svolge un’azione di monitoraggio della regolamentazione del territorio e degli strumenti di pianificazione urbanistica e di governo territoriale;
- dà vita a partnership con le Amministrazioni comunali per favorire lo sviluppo del dialogo tra imprese e Pubblica Amministrazione e affrontare le problematiche delle aree produttive. Ad esempio, l’Associazione ha sottoscritto un protocollo di partenariato con il Consorzio dei Comuni dei Navigli
- finalizzato a definire strategie e interventi per la valorizzazione economica del territorio dell’Est Ticino e a quella del patrimonio storico, artistico e naturalistico della zona, anche in chiave di promozione turistica.