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Calendario Dicembre 09

mercoledi 2 cenacolo ore 20

Tema: Piano Strategico Rotary Club.

Oratore: PDG Cesare Cardani
mercoledi 9 cenacolo + aperitivo

Tema: Le Terre delle Cascine a Milano e in Lombardia.

Oratore: Roberta Cordani

mercoledi 16  ore 20.00 Conviviale  Natalizia
mercoledi 23 tavola rotariana

mercoledi 30 caminetto  ore 21

Tema: Argomenti rotariani vari

Passato, presente e futuro del Rotaract Visconteo

Mercoledì 4 novembre abbiamo avuto come ospiti del nostro cenacolo alcuni giovani del Rotaract “Visconteo” e precisamente la Presidente Jessica Fantetti,  la segretaria Rosa Guarna, il prefetto Andreina Serra Romano e la Past President Georgia Pizzi oltre ad alcuni soci. Erano presenti anche l’AG Ugo Gatta, il responsabile distrettuale per i rapporti con il Rotaract (Delegato Rotary per il Rotaract) Enrico Costa e alcuni amici del Club Rho Fiera Centenario, tra i quali il Presidente Fracois Roveyaz.

 

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Jessica Fantetti

Il nostro Presidente Francesco Rapisardi, nel rivolgere un saluto a tutti gli intervenuti, ha sottolineato l’importanza dei rapporti tra Rotary e Rotaract e il desiderio di una migliore conoscenza reciproca, anche attraverso uno scambio sui rispettivi programmi. Ha poi ricordato i principali appuntamenti rotariani, tra i quali il seminario della Rotary Foundation il 21 novembre a Rezzato e l’assemblea del nostro Club mercoledì 11 novembre per l’elezione del Presidente per l’anno rotariano 2011-2012 e del Consiglio per l’anno rotariano 2010-2011

 

Dopo aver evidenziato la presenza degli amici del Club Rho Fiera Centenario, ha quindi passato la parola dapprima  a Edoardo Costa e successivamente a Jessica Fantetti.

Edoardo Costa ha ricordato di aver ricevuto l’incarico di occuparsi dei giovani da Ugo Lanza, incarico che ha sempre assolto con grande piacere e ha messo in luce come il PDG Alessandro Clerici abbia indicato proprio nell’attenzione ai giovani uno dei due grandi programmi del Rotary, accanto a quello per debellare la polio. Il nostro ospite ha poi ringraziato Francesco Rapisardi, il nostro Club e il Club Rho Fiera Centenario (ossia  due Club padrini del Rotaract Visconteo).

Successivamente,  Jessica  Fantetti, dopo aver ringraziato il nostro Club per l’attenzione rivolta al Rotaract Visconteo e dopo una breve presentazione personale, ha ripercorso brevemente la storia del Rotaract in generale e del Club Visconteo in particolare, per passare poi a descrivere con grande entusiasmo le attività di quest’ultimo. La nostra relatrice ha sottolineato che lo statuto prevede quattro tipologie di azione, cioè l’azione sociale, quella interna, quella professionale e quella internazionale ed ha illustrato concretamente, anche attraverso belle fotografie, gli interventi e le azioni svolte dal Visconteo, che sono consistite in raccolte di fondi, in azioni a contatto con le persone (ad esempio presso la casa di riposo “Sandro Pertini” di Garbagnate), in riunioni post-conviviali, in contatti all’esterno del Club (nello specifico, scambi con il Club di Grenoble), in corsi di varia natura (francese, materie giuridiche, visite presso aziende). Jessica ha inoltre ricordato l’attività della Commissione cultura e tempo libero, che, ad esempio, ha promosso la visita al Cencolo Vinciano e all’Arena di Verona; quindi ha passato in rassegna le attività svolte dal mese di settembre ad oggi. Infine la nostra ospite ha illustrato i programmi futuri del Visconteo, tra i quali un particolare rilievo assume il service in ambito sociale (impegno presso la casa di riposo “Sandro Pertini” e contatti con il Centro Diurno/Comunità residenziale “Enrico Beltrami” con sede a Vanzago)

Al termine della relazione, si è avviato un confronto a più voci (Jessica Fantetti, Marzia Puccetti, Gianni Franceschini, Georgia Pizzi  sulle modalità di presentazione del Rotaract all’esterno e soprattutto tra i giovani, sulla percezione della natura dello stesso al di fuori dei suoi confini,   sul senso del coinvolgimento nell’associazione e sulle modalità di mantenimento e rafforzamento dell’effettivo. Edoardo Costa ha chiarito come da tempo sia stata avviata una precisa analisi sul fenomeno dei rotaractiani che lasciano l’associazione. Adriano Anderloni ha espresso compiacimento per l’attività di questi giovani, ai quali occorre non tanto un sostegno economico, ma una guida esemplare e convincente da parte degli adulti, che non guardino ai giovani come “aiutanti”, ma come autentici protagonisti.

 

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Jessica Fantetti, Francesco Rapisardi, Marzia Puccetti

 

 

In conclusione, Francesco Rapisardi ha affermato che il messaggio dei giovani del Visconteo, in una serata che ci ha portato a “fare Rotary”, può servire da sprone per tutti, ha richiamato l’importanza della collaborazione in futuri progetti tra Rotary e Rotaract ed ha consegnato a Jessica Fantetti  un contributo (raccolto attraverso la vendita di ciclamini) a sostegno delle azioni del Visconteo.

Anna Scisci


Premio Assorel

Il nostro Distretto è stato insignito del prestigioso Premio Assorel per la miglior campagna di R. P. nella comunicazione interna realizzata con i nostri Club nell’anno rotariano 2007-08. Il Premio Assorel che designa la migliore campagna di comunicazione è organizzato da Assorel, Associazione Italiana delle Agenzie di Relazioni Pubbliche a servizio completo. Il premio comprende 7 categorie (comunicazione corporate, di prodotto, interna, ambientale, per la Pubblica Amministrazione, sociale, Digital PR/Social Media). La premiazione ogni anno presso la sede del Sole 24 Ore.

Presenza nelle scuole

Locandina

Locandina Rotary "Il controllo dell'udito"

Il programma di controllo dell’udito nelle scuole dell’infanzia, di cui è in corso di svolgimento il quinto anno, ha anche un aspetto di promozione di immagine del nostro club. Infatti a tutte le scuole oggetto del programma vengono distribuite due copie di una locandina per informare i genitori. La locandina riporta in fondo ben evidenti tre logo: quello del Rotary, dell’Azienda Ospedaliera Salvini e quello del comune. La fotografia mostra una delle locandine, ben in evidenza, all’ingresso della scuola “Munari” di Ospiate.

Cena della solidarietà

Cena della solidarietà – Villaggio della Madre e del Fanciullo- 28 ottobre 2009

Mercoledì 28 ottobre presso il Villaggio della Madre e del Fanciullo si è svolta una serata “speciale”, dedicata ad uno dei nuovi progetti del nostro Club, cioè il sostegno (economico e culturale) all’attività del Villaggio della Madre e del Fanciullo  e, in particolare, del suo consultorio, al quale Walter Vinci ha dedicato generosamente il proprio impegno umano e professionale. Presso la sede di via Goya, a Milano, si è tenuta una cena, con la finalità di far conoscere a tutti i soci la struttura e la sua attività e di raccogliere fondi per i nuovi strumenti ecografici acquistati per il consultorio.

Accanto a numerosi rotariani, erano presenti il presidente e il vice presidente del Villaggio, l’ingegner Malinverni e il nostro socio Gianni Franceschini, la dottoressa Fiammetta Sensini, direttrice sanitaria e il dottor Matteo Brianceschi, direttore generale della struttura.

Cena della solidarietà

Il nostro Presidente Francesco Rapisardi, nel rivolgere un saluto e tutti gli intervenuti, ha chiarito il significato della serata e il valore del nuovo progetto del nostro Club, ha illustrato i motivi che l’hanno indotto a  riprendere la “tradizione” delle cene della solidarietà (che implicano sostanzialmente la devoluzione dell’importo della cena normalmente versato al nostro abituale ristoratore a favore di uno specifico progetto, oltre al coinvolgimento diretto dei soci nell’allestimento della cena) e, dopo aver ricordato gli appuntamenti in programma nelle prossime settimane per il Club, ha ceduto la parola all’ingegner Malinverni. Il direttore del Villaggio ha ripercorso brevemente la storia della struttura, dalla sua fondazione ad opera della signora Scarsella nell’immediato dopoguerra ad oggi e ne ha illustrato l’organizzazione e l’attività, che riguarda l’ambito propriamente medico-sanitaro del consultorio, l’azione di accoglienza, “educativa”  e di reinserimento di madri in difficoltà e la cura di piccoli presso il nido. In particolare, l’ingegner Malinverni ha sottolineato che le madri, ospitate in tre “case” all’interno del Villaggio per il periodo e con lo scopo di permettere loro di riappropriarsi pienamente  della propria vita e della propria identità, sono costantemente seguite e affiancate da educatrici di grande valore sotto il profilo umano e professionale. Riguardo al consultorio, il Presidente del Villaggio ha tenuto ad evidenziare come questo si divenuto un autentico punto di riferimento per l’intera comunità, anche grazie alla capacità di rispondere ai bisogni dei diversi gruppi etnici presenti sul territorio e all’accreditamento ottenuto presso la Regione Lombardia. Al termine della breve relazione, all’ingegner Malinverni sono state rivolte diverse domande, volte a chiarire l’attività del Villaggio, l’organizzazione delle case che accolgono le madri, le modalità di invio alla struttura delle donne in difficoltà, i rapporti con l’autorità giudiziaria, l’eventuale “monitoraggio” di coloro che hanno terminato il percorso educativo.

Il nostro socio Marco Milanesi ci ha quindi piacevolmente intrattenuto con la sua magia e ha “diretto” la lotteria che ha consentito di raccogliere fondi per il nostro progetto. Infine, alcune madri del Villaggio, accompagnate da alcune educatrici, ci hanno ringraziato per la serata, facendoci dono di diversi dolci preparati con le loro mani.

Anna Scisci

VERBALE CAMINETTO del 21 ottobre

Il presidente indica lo stato d’avanzamento dei lavori del Club e organizzati dal Distretto per i Club ai quali hanno partecipato nostri soci: corso di informatica, successi dei giovani artisti le cui opere sono esposte alla ex Fabbrica Borroni, attività  eargames e pubblicazione connessa, con un ringraziamento caloroso a Marco Milanesi per la stampa prodotta gratuitamente. Cena di Solidarietà il 28/10 al Villaggio della Madre e del Fanciullo, serata organizzata il 4/11 con il Rotaract, preannuncio Assemblea dell11/11, prossimo Concerto il 25/11 alla Caserma TEULLIE  a favore dell’ AIDD (sottolinea che le adesioni devono essere comunicate agli organizzatori entro fine ottobre. Il presidente ricorda anche la necessità di iniziare al piu’ presto i lavori dei gruppi di coordinamento per il 15° anniversario e per la visita dei club gemelli. Quindi passa in rassegna l’attività delle commissioni:,S. Oggioni illustra i metodi e i risultati della diffusione informazioni a mezzo stampa locale, blog e bollettino, contatti con Uffici PR di Comuni ed Enti ed Ospedali. Si incrementano i rapporti con il Distretto e con le scuole. si propongono scambi culturali e collegamenti con altri Club a mezzo blog. Marco Milanesi propone di progettare un meeting point rotariano per il festival di Castellazzo nel luglio 2010 (l’ incoming Torresani valuterà per il suo programma). Ancora Marco Milanesi propone la possibiltà di avere la collaborazione di Cristina Silvera per un progetto di conoscenza culturale del nostro territorio ai visitatori durante l’ expo 2015.

Il presidente informa che il distretto ha dato disposizioni ai club di coordinarsi sempre con il distretto per qualsiasi progetto legato all’ expo, in quanto è stata creata una commissione di past governors che dovrà dare le linee guida in accordo ai progetti del distretto con la regione Lombardia.

Segue Anderloni per la Commissione Effettivo che fa notare l’affluenza carente di 7 soci, di cui 4 assenti totali, rileva che l’affiatamento è affidato ad uno zoccolo duro di 18-20 soci con media 80-100%. Rileva la mancanza di talune classifiche essenziali (insegnanti, notai). Presenta la situazione dei possibili nuovi soci che elenca che si prevedono in 3-4 candidature. Poi Franceschini per la commissione amministrazione indica il lavoro svolto  che è conforme e puntuale per le esigenze. del club e del Distretto.  Indica lo svolgimento per la segnalazione all’Agenzia delle Entrate delle richieste di pertinenza di fatto ora bloccate per un errore nella scheda di segnalazione convenuta dalle autorità distrettuale. Segue Cavalli che elenca le attività svolte per seguire le possibilità offerte dalla  Rotary Foundation. Raccomanda di non abbandonare i giovani e  conferma la disponibilità al Ryla e propone di invitare i giovani post-Ryla per incontri. Segue e conclude G. Colombo che fa il punto dei progetti: La S.B.potrà diventare Distrettuale, Anche i progetti Villaggio e Barabitt sono nel Data Base del Distretto. Informa che anche i volontari del Club sono presenti, informa che Marco Milanesi con la consueta cortesia provvederà alla stampa della brochure relativa ai progetti con l’indicazione delle attualità rotariane. Invita a verificare su Google le notizie sul registro S,B.


Un riconoscimenti Rotariano di grande significato.

Il settimanale locale ” il notiziario” nella sua edizione di venerdi 23 ottobre a pag 42 ha pubblicato la seguente notizia:

Ferrario

di Marco Francesco Picasso

Testo della conferenza tenuta da Marco Francesco Picasso al nostro Club la sera del 7 ottobre 2009.

Quando gli spagnoli di Pizarro sbarcarono sulle coste del Perù, nel 1532, gli europei avevano già compiuto notevoli danni alle civiltà americane: avevano distrutto le civiltà Azteca e Maya e avevano introdotto malattie, come il vaiolo, decimando le popolazioni. Gli spagnoli cercavano oro e schiavi e per giustificare il loro comportamento avevano deciso che gli indios non avevano anima. Ma per fare queste affermazioni dovevano anche distruggere la loro cultura. Hanno così bruciato praticamente tutti i codici Maya e Aztechi (se ne sono salvati soltanto pochi esemplari che sono serviti agli studiosi per decifrare la scrittura Azteca e Maya).

Marco Francesco Picasso

Marco Francesco Picasso

Sulla costa pacifica sotto l’equatore (gli odierni Ecuador e Perù) gli spagnoli sono arrivati molto dopo ma ormai consapevoli della forza delle proprie armi da fuoco e dei cavalli, in grado di sbaragliare interi eserciti armati di sole fionde e mazze.

In più avevano scoperto la più antica delle strategie: il tradimento. Molte popolazioni locali che erano state conquistate a nord dagli Aztechi e a sud dagli Incas, erano disposte a sostenere questi uomini bianchi, barbuti e puzzolenti che venivano dal mare.

Questo già potrebbe giustificare la facilità con cui si impossessarono delle ricchezze e dello stesso impero. Ma in Perù accadde qualcos’altro. L’impero Inca era enorme e si estendeva da Quito a nord fino al Cile: l’ultimo grande imperatore Inca che aveva terminato la conquista dei territori del nord era Huayna Càpaq che morì a Quito proprio di vaiolo senza lasciare un vero erede: l’impero fu così diviso tra i fratelli Atahualpa, che a nord aveva accompagnato il padre nelle conquiste, e Huaskar che risiedeva nella capitale Cuzco. In realtà Huaskar era l’Inca legittimo,  per cui ebbe inizio una guerra civile. Pizarro ebbe la fortuna di sbarcare proprio in piena guerra civile e di approfittarne. Pizarro incontrò Atahuallpa a Cajamarca e con l’inganno lo prese prigioniero. Le cronache dicono che offrì ai notabili e alle guardie vino moscatèl ubriacandoli. Un documento inedito invece afferma che quel vino era stato avvelenato con orpimento, vale a dire arsenico.

E qui entra in ballo il tema della serata: i quipu. Perché? Perché pare che questa rivelazione fosse proprio scritta su un quipu. Ma come è possibile, se i quipu erano solo dei nodi mnemonici, come si sostiene ancora oggi? Allora vediamo cosa sono i quipu e come era organizzata l’amministrazione Inca.  Organizzare una società richiede molte competenze e la gestione di molti documenti.

Bene, organizzare un impero la cui lunghezza è superiore ai 5000 km è senza dubbio molto più complesso. Ora, come si poteva tenere una organizzazione precisa e complessa senza una contabilità molto avanzata che tenesse conto dei tributi, delle mita (una specie di leva lavorativa a favore delle comunità), della manutenzione delle strade, Khapaq ñan, e dei ponti: uruia e waru, la trasmissione dei messaggi, e così via? Si accetta che i quipu fossero dei libri contabili. Bene questo è vero ma c’erano due tipi di quipu: quelli contabili e quelli letterari o storici. Non solo: pare accertato che una forma di scrittura inca (e preincaica) fosse costituita da simboli geometrici su ceramiche e tessuti.

Ma vediamo allora cosa sono questi quipu. Erano composti da una cordicella di lana orizzontale dalla quale pendevano diverse cordicelle più sottili contenenti dei nodi. Questa almeno è la definizione più semplicistica. Alla disposizione dei nodi aggiungiamo altri elementi: il colore, il tipo e la posizione del nodo, la struttura stessa delle cordicella.

Sempre per semplificare, con questo sistema si potevano distinguere le unità, le decine, le centinaia e così via. Il colore distingueva il tipo di merce o la regione di riferimento.

Facciamo degli esempi: il giallo indica il grano; il rosso i guerrieri, il bianco i bambini: ogni colore aveva dunque un significato.Fin qui i quipu contabili che avevano anche un altro nome: yupana. 14

Ma perché sappiamo poco di altri tipi di quipu più complessi? Semplicemente perché furono distrutti dagli spagnoli e, forse, molti, quelli più importanti che raccontavano la storia degli Inca, furono salvati perché racchiusi in arche d’oro e gettati in un lago. Qualcuno sostiene nel Titicaca; una leggenda tuttavia, anche se poco nota (ed è quella a cui mi riferisco nel mio romanzo) in un lago in una sperduta valle delle Ande in una zona ancora oggi praticamente disabitata e parco naturale protetto, tra Cile e Bolivia a 4533 m slm ai piedi del vulcano Parinacota e chiamato Chungara, o lago del Dieci). Questi erano i veri quipu quelli segreti che solo pochi amauta (i saggi) sapevano decifrare.

Ma prima di vedere come potevano funzionare questi quipu dobbiamo fare un passo indietro. Perché gli Inca usavano i nodi per scrivere? Secondo una leggenda Inca, rivelata proprio nei documenti inediti da cui ho tratto le mie conoscenze sulla storia dei quipu, pare che la stirpe degli Inca fondata dal mitico Manco Càpac, provenisse dall’estremo oriente. In effetti l’alta nobiltà inca (l’imperatore, i suoi fratelli e sorelle) erano di carnagione chiara. Secondo questa leggenda erano giunti sul continente percorrendo i mari meridionali e attraversando una cintura di isole di fuoco (tucaninapac)  (che corrisponderebbero alla Polinesia). All’origine avremmo dunque una cultura di tipo cinese o mongola. Ci sono prove? No, ma solo indizi. Uno di questo è un simbolo che ricorda un ideogramma che appartiene alla simbologia incaica; sono state trovate anche pietre con incisi degli ideogrammi (per la verità piuttosto arcaici) sulle coste peruviane (ma potrebbero essere molto più recenti e dovuti a probabili navi cinesi che potrebbero aver raggiunto quelle coste interno al 1100, mentre secondo la leggenda l’arrivo dalla “tartaria” risalirebbe al 650 dC. La stessa lingua quechua, di cui dirò più avanti, non ha nulla a che fare con il cinese, ma piuttosto se mai, con il giapponese. Uno studioso russo ha comunque identificato strette somiglianze (lessicografiche) della lingua quechua con il ciuwasci una lingua nord-siberiana).

Una connessione tuttavia si può trovare appunto nei nodi. Ma d’altra parte i nodi hanno un valore e un significato abbastanza universale e li troviamo in tutte le culture. Il nodo è un legame e da legame a nodo, e cioè quipu, il passo è breve. Il nodo per gli incas era il massimo del simbolismo trascendentale. Era il legame familiare, ma anche il legame tra la Pachamama e Inti, tra terra e sole, tra l’uomo e Dio. Un fatto questo non raro nelle civiltà antiche. E il venir meno di questo legame è segno premonitore di una catastrofe. Il nodo è fondamentale in molte religioni, da quella ebraica all’Islam, fino alle tradizioni sciamaniche dell’Asia settentrionale. Secondo il simbolismo esoterico sciamanico, infatti, il nodo “afferra le idee” le fissa e trattiene nella memoria. Il nodo ha sempre avuto significati superiori. Per gli egizi, simboleggia la vita stessa. Nei geroglifici, il gruppo consonantico snb, che ha il significato di buona salute, veniva rappresentato dal simbolo § , un serpente annodato posto sul bastone della salute, quello che ci ricorda il bastone di Esculapio, simbolo della medicina. Per i cinesi, il nodo è il simbolo che congiunge gerarchicamente lo Yin allo Yang, il cielo con la terra, il sopra con il sotto, il positivo con il negativo. Nella religione ebraica, dal Thalet, lo scialle della preghiera, il tsitsaus, pendono cordicelle annodate, i cui nodi hanno un valore simbolico. In fondo, il nostro rosario non è che una sua applicazione alla religione cristiana. Anche l’Islam ha nei nodi il suo simbolismo, come recita la penultima sura del Corano, che parla di sortilegi resi possibili, appunto, da particolari nodi praticati da streghe. Allora il nodo afferra la memoria. Da qui l’idea che il quipu fosse semplicemente un sistema mnemotecnico, e forse lo era in origine. Ma c’è una scrittura che si basa sui nodi: è quella mongola. O per lo meno , non è fatta di nodi, ma le lettere del suo alfabeto assomigliano molto a dei nodi. Che fosse qui l’origine dei quipu? Forse è azzardato, ma non del tutto impossibile. Torniamo dunque ai quipu. Prima di spiegarne il meccanismo dobbiamo fare una digressione sulla lingua quechua. Perché molto difficile sarebbe applicare l’alfabeto quipu, chiamiamolo pure così, all’italiano, ad esempio.   Perché ciascun nodo dei quipu ha una sua struttura particolare o contiene un elemento estraneo (una conchiglia, un pezzo di stoffa, una pietra). Ma questi elementi non possono essere infiniti. Ovviamente con 21 simboli diversi rappresentanti le lettere dell’alfabeto si potrebbe ottenere già un buon risultato. Ma, così come le popolazioni mesopotamiche che avevano un alfabeto sillabico, anche le civiltà precolombiane non conoscevano una fonetica così dettagliata. Anche perché la loro lingua non si prestava a questo. Il quechua è una lingua agglutinante (come l’ungherese, il finnico, il giapponese, il turco e altre, soprattutto le lingue siberiane).

Cos’è una lingua agglutinante? È una lingua che anziché avere declinazioni o forme variabili come l’italiano (andare, io vado, essi vanno) ha in origine un vocabolario di radici abbastanza povero, che viene arricchito mediante affissi (prefissi, infissi e suffissi). Una lingua che si basa su questo principio è ad esempio l’esperanto, che in origine aveva 960 radici ma una enorme ricchezza di espressioni. Le lingue agglutinanti infatti sono molto ricche di sfumature. È chiaro che con il sistema degli affissi si possono formare parole lunghe e apparentemente assai difficili per noi. Ma questo semplifica le cose. Basta avere dei simboli per un certo numero di sillabe importanti e per gli affissi e il gioco è fatto. Così pare funzionassero i quipu. Secondo quanto rivelato in alcuni documenti scoperti di recente, c’è anche una serie di parole chiave su cui si basa questo principio e per memorizzare le parole chiave c’era una specie di filastrocca o poesia, che aveva comunque anche un importante significato simbolico e religioso. È il Sumac Nusta che significa Bella principessa. Ve la leggo:

Sumaq Nusta, torallay quin, puinuy quita, paquir cayán, hina mantara, qunu nunùm, yllapantaq kanri Nusta, unuy quita, para munqui, may nimpiri, chizi munqui, riti munqi; Pacha Rurac, Pachakamaq Huirakucha, kayhinapaq, chura sunqui, kama sunqui. Di questa filastrocca abbiamo una traduzione in latino fatta al gesuita Blas Valera e anche in spagnolo. Vedo di darvela in italiano:

Certamente poco chiara per la nostra mentalità, ma il significato è abbastanza plausibile: qui parla del dio che ha creato tutto e che tramite la principessa (Sumac Nusta) manda la pioggia fertilizzante o la grandine distruttrice. Il fratello (torallay) sarebbe secondo i miti andini, il figlio di questo dio onnipotente. Per inciso la somiglianza di questa religione con la cristiana diede molto fastidio ai primi missionari e anche per questo si fece di tutto per cancellarla. Pochi preti, come il gesuita Blas Valera che era figlio di una principessa inca e di un comandante spagnolo (che poi abbandonò madre e figlio, che fu allevato dalla madre e  il fratello del padre) era un meticcio che prese a cuore la causa degli indios e per questo fu prima incarcerato e poi esiliato in Spagna.

Vediamo ora alcune delle parole chiave per l’interpretazione dei quipu e vediamo come funzionavano.

Suri – Pachacamac – Nusta – Tora – Catollay – Quinquir – Hipuy – Unuy – Quilla – Tuta – Pachacamac – Quinquir – Catollay – Yanrinnuy – Unuy – Quilla –

Tuta  – Pachacamac -  Wirakocha – Pachacamac – Wirakocha -  Munkaynim – quilla

Scomposizione

Come si è potuto scoprire tutto questo?

La vicenda ci porta a Napoli, ma non crediate che ci sia sotto qualche trovata napoletana, come del resto qualche accademico ha cercato di insinuare. Si tratta di un caso se vogliamo fortuito, ma che ha coinvolto persone molto serie. Tutto ha inizio un fine settimana di una ventina d’anni fa quando la dottoressa Clara Miccinelli, studiosa di Raimondo di Sangro e della Massoneria, mettendo ordine nel solaio della sua casa patrizia di Napoli, trovò in un baule alcuni strani documenti. In particolare una busta contenente una lettera e un pezzo di lana con degli strani fili pendenti. Tra i documenti c’erano anche lettere cifrate con il timbro della Compagnia di Gesù. Incuriosita cominciò a studiare i documenti coinvolgendo anche alcuni docenti universitari. In sintesi scopre che:

1 Gli Incas avevano libri che raccontavano la loro storia e religione

2 Pizarro aveva sconfitto l’esercito inca avvelenandone i comandanti

3 La famosa Cronaca di Guaman Poma de Ayala, non fu scritta da questo indio, ma da un gesuita, e Ayala era solo un prestanome

4 Il gesuita, Blas Valera, era il capo di un movimento indigenista, e quindi fu incarcerato e poi esiliato.

Tutta la vicenda ha comunque risvolti molto avventurosi.

La lettera principale risale al 1737 ed è del gesuita Pedro de Illanes che trascrive la confessione in punto di morte di un indio (Juan Taquiq Menendez de Sodar) che gli consegna anche un quipu spiegandogli come si legge. Gli consegna anche un testo cifrato: Clara Miccinelli con i suoi collaboratori, fatica a decrittarlo e vi riesce dopo aver esaminato documenti in Vaticano che rivelano il codice di decrittazione. Si tratta di una lettera di un altro gesuita Joan Anello Oliva, italiano di provenienza, datata 1637: questa lettera racconta la vera storia di Blas Valera. E cosa c’entra in tutto questo Raimondo di Sangro, principe di Sansevero? Fu appunto lui a acquistare e conservare queste lettere nel 1744: anzi le studiò e si appassionò alla faccenda dei quipu tanto che venne di moda (siamo nel Settecento) nei salotti fare quipu con cui trasmettersi dei messaggi. Naturalmente gli studiosi non credettero al principe ritenendo tutto questo una delle sue stravaganze. Poi questi documenti finirono non si sa come, nelle mani di Amedeo duca d’Aosta che nel 1927 le donò a un suo compagno d’armi: Antonio Cera di Napoli. Costui era lo zio di Clara Miccinelli e qui il cerchio si chiude. Dopo i primi studi da parte della Miccinelli, una docente di civiltà pre-colombiane dell’Università di Bologna, Laura Laurencich Minelli nel 1990 scoprì casualmente il libro scritto dalla Miccinelli insieme al giornalista Carlo Animato e si mise in contatto per analizzare meglio tutto il materiale. I risultati furono proposti al IV Congresso di Etnostoria tenuto a Lima alla Pontificia Università Cattolica. Ovviamente sollevò un vespaio e si formarono due partiti: i pro e i contro. Oggi, pare che la sola possibile ipotesi contraria sia quella che sostiene non tanto che tutto sia stato inventato dai napoletani, ma semmai dai gesuiti del 1600-1700 per dare lustro alla civiltà andina. Tuttavia sono sempre più numerosi gli accademici convinti che la storia sia reale: l’unico problema è che non ci sono quipu, finché qualcuno non andrà a cercarli nel Chungara

Francesco Rapisardi e Marco Picasso

Francesco Rapisardi e Marco Picasso

Commemorazione e dedica

Cerimonia di commemorazione e dedica -  12 ottobre 2009

Lunedì 12 ottobre presso la sede del Villaggio della Madre e del Fanciullo, in via Goya a Milano, ha avuto luogo la cerimonia di dedica del consultorio della struttura al Professor Walter Vinci, che, attraverso l’attività volontaria, ha impegnato la propria intelligenza, la propria umanità e la propria professionalità in questa realtà, contribuendo a farla nascere,  conoscere e crescere nel tempo. Alla cerimonia hanno presenziato, accanto alla signora Margherita Vinci  e alle figlie Marta e Maria, oltre al Presidente e al Vice.pesidente del Villaggio,Pierluigi Malinverni e Gianni Franceschini, al Direttore Sanitario della struttura, dottoressa Fiammetta Santini  e al Direttore Generale della stessa , dottor Matteo Brianceschi, diverse autorità pubbliche (la dottoressa Moioli, assessore alle politiche sociali del Comune di Milano, il Presidente del Consiglio di Zona 8, professor Claudio Consolini, la dottoressa Guarnieri. Presidente della Commissione Sanità del Consiglio di Zona 8); per il Rotary, sono intervenuti Francesco Rapisardi e Maurizio Gatti, presidenti dei due Club (Bollate Nirone e Milano Nord) che hanno sostenuto e sostengono l’attività del Villaggio, e il Governatore Marino Magri.

da sx a dx sono:   prof. C. Consolini, Presidente Consiglio di zona 8  Governatore dott.ssa Maria Vinci, ginecologa del Consultorio dott. ssa Moioli, assessore politiche sociali del Comune di Milano ing. P.L. Malinverni, presidente Villaggio

Da sinistra: prof. C. Consolini, Presidente Consiglio di zona, Marino Magri Governtore Rotary. dott.ssa Maria Vinci, ginecologa del Consultorio, dott. ssa Moioli, assessore politiche sociali del Comune di Milano, ing. P.L. Malinverni, presidente Villaggio

Dopo una breve introduzione dell’ingegner Malinverni, che ha ricordato Walter e la sua opera per il consultorio, ha preso la parola Marta Vinci, che ha sottolineato come la relazione con il paziente – cioè l’attenzione alla persona – sia stata sempre la dimensione fondamentale dell’attività di suo padre (“Il medico a volte guarisce, spesso solleva, sempre consola”) presso il consultorio, attività che Maria, giovane ginecologa, si è impegnata a continuare.

Claudio Consolini e la dottoressa Guarnieri hanno messo in luce l’importanza del consultorio e del Villaggio nella realtà milanese; Marino Magri ha ricordato la figura dell’amico Walter, oltre che del rotariano.

La dottoressa Moioli ha evidenziato l’attenzione del Comune per i problemi sociali e la necessità di “fare spazio” alla sussidiarietà nel realizzare interventi in ambito sociale; ha quindi messo in luce l’importanza di strutture come quella della Villaggio – la cui attività appare improntata appunto alla sussidiarietà – nella complessità della vita milanese, sottolineando l’impegno e la volontà personale e  delle istituzioni di “essere accanto” a quanti, come nel Villaggio, operano per far fronte ai numerosi e crescenti problemi della nostra realtà. L’assessore ha quindi scoperto una targa con la dedica-intitolazione del consultorio al Professor Vinci.

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Da tre anni il nostro socio Marco Milanesi organizza a Novate un premio d’Arte in memoria della consorte scomparsa prematuramente. L’edizione di quest’anno aveva per tema “Futurismo a Novate: tessuti in movimento”.

Con una breve cerimonia in presenza delle autorità locali è stata inaugurata, l’ 11 ottobre scorso, nei pressi della stazione FNM di Novate, la scultura vincitrice.

Maresciallo Siracusa (comandante stazione Carabinieri locale) Lorenzo Guzzeloni (Sindaco di Novate Milanese) Osamu Imai (padre di Yuka) Yuka Imai (vincitrice del Premio Lidia Conca) Me medesimo Comandante Testa (Comandante della Polizia urbana di Novate Milanese)

Da destra: Maresciallo Siracusa (comandante stazione Carabinieri locale), Lorenzo Guzzeloni (Sindaco di Novate Milanese), Osamu Imai (padre di Yuka), Yuka Imai (vincitrice del Premio Lidia Conca) Marco Milanesi, Comandante Testa (Comandante della Polizia urbana di Novate Milanese)

Per l’occasione la scultrice giapponese Yuka Imai ha letto una poesia dedicata a Novate:

“Sotto le note del vento danza il Vessillo di Novate

Sotto la sua ala ci rifugiamo sereni

Sotto di esso riposa la città ed il mondo


Sopra le sue piume naviga nell’immenso blu del cielo

Sopra le ali della speranza

Possiamo volare vero il domani”

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