RIPENSANDO ALLA SERATA CON IL DOTTOR MAURI
Nella complessità della relazione del Dott. Maurizio Mauri, apparsa al Club particolarmente interessante e vivace, penso di avere colto tre aspetti fondamentali. È cambiata la domanda di salute da parte della popolazione, motivo principale è l’allungamento della durata della vita.
È cambiata la modalità di “ascolto e risposta” alla domanda di salute . Infatti è cambiata la medicina, sul piano filosofico nell’impostazione da medicina caritatevole a medicina sociale, sotto il profilo scientifico da medicina sistematica ( che si rifà al modello anatomico-funzionale di Virchow ) a medicina molecolare (modello genomico).
È cambiata l’istituzione nella quale si concretizza la sintesi di domanda e risposta, cioè è cambiato il modello di ospedale. Questo cambiamento è reso possibile da tre indirizzi operativi:
Centralizzazione dei servizi di ricerca (creazione di una piastra biotecnologica).
Rete dei sevizi clinici (collegamento con / tra Istituti specializzati di diagnosi e cura in eccellenza). Esternalizzazione dei servizi di prevenzione e medicina di base (organizzazione territoriale dei sevizi di base, ambulatoriali e di Day Hospital).
Questi aspetti evolutivi nell’assistenza sanitaria, che nell’intenso curriculum professionale del Dott. Mauri si colgono al meglio nella proposta del suo progetto CERBA, evidenziano, in discussione, almeno due rischi:
Sogno impossibile o realtà a portata di mano? La risposta sta nella progettualità, che il relatore coglie al meglio nell’integrazione privato/pubblico, ampiamente sperimentata dalla sanità lombarda.
Dimenticare la mission della medicina? Il rischio immanente al progresso è, cioè, dimenticare il “calore” della centralità dell’uomo per il “gelo” di un neo umanesimo della scienza.
Walter Vinci