L’Esistenza esiste.
Mercoledì scorso 11 giugno l’ing. Calogero ci ha intrattenuto sulla filosofia indiana dell’esistenza.
Tra tutti i concetti astratti che la mente umana è capace di concepire, ce n’è uno che, tra gli altri, è più coinvolgente ed intrigante, ed è indubbiamente quello che attiene al concetto di “esistenza“.
Esiste forse qualcuno capace di sostenere che l’esistenza non esiste? Costui, se ci fosse, commetterebbe una contraddizione in termini perciò la sua affermazione sarebbe certamente falsa.
Ogni essere umano, infatti, esiste e lo sa, ma per esserne consapevole non gli serve uno specchio in cui guardare la sua immagine riflessa. Questa certezza, infatti, si lega indissolubilmente alla consapevolezza che egli ha della sua esistenza, che poi non è altro che la sua “coscienza di esistere“. Da questa considerazione si deduce che la coscienza di esistere è “intrinseca” alla persona che esiste, perciò fa parte del suo ambito strettamente privato.
L’unica vera certezza, su cui nessuno può dubitare, è che la “esistenza esiste”. Di questo assunto ogni essere umano è la prova vivente e consapevole, perché egli è il solo ed unico testimone che lui stesso c’è, e nessun altro può sostituirlo in questa sua certezza interiore. Né c’è qualcuno dal di fuori che potrebbe negare la sua esistenza, perché solo lui può farlo giacché lui è il solo che ne ha consapevolezza ma, ammesso che gli riesca di farlo, a quel punto non esisterebbe più; perciò nessuno può negare la propria esistenza. L’essere umano esiste e lo sa, ma la sua coscienza di esistere non dipende da niente e da nessuno, è un’entità priva di causa, e per questo è assoluta.
E’ noto che gli assiomi enunciano delle verità che, sebbene non siano dimostrabili, nondimeno sono evidenti a chiunque, perciò inoppugnabili ed indubitabili. Il concetto astratto che afferma che l’Esistenza esiste è dunque un assioma.
L’assioma che l’esistenza esiste, una volta di più, conferma un suo importante significato nascosto: L’esistere dell’esistenza dipende solo da se stessa, senza intermediazioni o cause esterne che in qualche modo la determinano. In effetti, chi è che potrebbe fare esistere l’esistenza che non sia se stessa?
In breve, l’esistere dell’esistenza è un “Principio” immutabile che in sé è un fatto “assoluto” ed eterno. Questo è il Principio dell’Esistenza, è l’Essere supremo che racchiude in Sé tutto ciò che esiste. La sua presenza dentro ogni essere umano consapevole della sua esistenza, è la sua personale Coscienza di esistere a livello individuale.
Questa presenza è anch’essa assoluta e perciò immutabile ed eterna. Questa presenza è l’Entità conosciuta come “Anima”, generalmente considerata immortale, nel senso che travalica la vita dell’essere umano che la ospita.
Ma perché si esiste? Perché si muore?
Il presidente del Club Walter Vinci ringrazia l’Ing. Calogero al termine della sua conferenza sul libro
”I colloqui dell’anima”

Devo ammettere che non avendo studiato filosofia la mia comprensione della conferenza è stata quasi nulla. Vorrei fare una sola osservazione che è una domanda. Mi pare di avere capito che seconda la filosofia indiana l’inizio della vita è dato da questo “soffio vitale” dell’assoluto. Mi chiedo, come la mettiamo quando gli scienziati riusciranno a produrre la vita sintetica.
Ci si sta avvicinando a grandi passi. Non sembra essere lontano il giorno che qualche laboratorio produrrà un batterio sintetico, capace di riprodursi, partendo da composti chimici semplici (esempio adenina, guanina, cisteina eccetera).
Sono curioso di ascoltare le considerazioni dei filosofi quando ciò avverrà.
La sera de 12 giugno Beppe Calogero ha più volte precisato che la filosofia indiana da lui presentata non può essere definita come una “religione”. Nel rispondere ad una mia precisa domanda ha tuttavia riconosciuto che alla base di quella filosofia vi sono alcune verità non rinunciabili né discutibili (Beppe parla di “fatto assoluto ed eterno”), e che è solo possibile interpretarle e rappresentarle sempre meglio ed in vario modo.
Secondo me, questa “non discutibilità” fa sì che tali principi diventino dei veri e propri “dogmi” e che si debba correttamente parlare di “fede” piuttosto che di filosofia.
Se si accetta questa mia valutazione, tutto diventa più semplice, come di fronte a qualsiasi altro”dogma”: credo o non credo.
Si apre poi il discorso della coerenza interna del sistema dogmatico presentato: ne so troppo poco per potermi pronunciare, anche se certe affermazioni di Beppe mi hanno lasciato perplesso.
Mi permetto una sola critica quasi testuale.
La frase “l’esistenza esiste” o va oltre la mia comprensione o non significa alcunché.
“Esistenza” è un concetto “universale” (come “bellezza”, “bontà”, “cavallinità”, e via andando). La domanda se gli “universali esistano” è vecchia come il mondo e non si può liberarsi di tutto quanto è stato pensato, detto e scritto su di essa attraverso un tautologico gioco di parole (”l’esistenza esiste”) o qualche superficiale “intuizione” o “evidenza”.
Ma ammetto volentieri che, se esco dalla esigenza di un discorso logico e coerente e mi porto (se si preferisce “mi elevo”) sino un piano di esperienza spirituale, le parole di Beppe possono dare respiro e visione ad ogni “anima” d’uomo. Ed allora lo ringrazio per quanto ci ha detto.
16 giugno 2008
Rispondo a Ruggero. L’inizio della vita in un feto che si trova ancora nel grembo materno, avviene quando è completo in tutti i suoi organi e quindi capace di mantenerla. Prima di questo momento la vita esiste nelle singole cellule del feto, dopo questo momento la vita riguarda tutto il feto che da quel momento è un nuovo individuo completo della sua Anima individuale. In questo senso la vita è indotta da un “soffio vitale”, ma si tratta della presenza dell’Anima di quella dell’Assoluto in quel feto visto come nuovo essere vivente. Non credo che sarà mai possibile creare la vita dal nulla, la scienza, con tutto il suo fascino, non ha il potere creativo dell’Assoluto, ma se fa piacere crederci…
Rispondo a Cesare. Il fatto che l’esistenza esiste non è un gioco di parole, ma una verità inoppugnabile. Mi rendo conto che si tratta di un’affermazione che può turbare, ma ciò succede proprio perché ci si trova davanti alla Verità, all’unica Verità esistente. La nostra capacità umana di affrontare ragionamenti astratti ha un limite invalicabile nella comprensione intellettuale. Si può capire che un assunto sia ragionevolmente vero, ma non si può farlo proprio solo con la logica, è necessario un salto di qualità che sta nella comprensione sovrasensibile.
Ringrazio dei commenti e dell’ospitalità
Beppe Calogero